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No, non ci ho messo così tanto a leggere il testo citato nel post precedente…

Ci ho messo un po’ di più del previsto a riprendermi dallo shock e a raccogliere le idee su quello che dice e non dice, promette e non mantiene.

Il testo fa completamente acqua sulla parte più interessante del problema di convivere con degli stronzi, ossia cosa fare quando te ne trovi davanti uno e non puoi proprio evitarlo. I consigli che da sono davvero miseri, e forse posso dire che, con la mia esperienza sul campo, li conoscevo già tutti e non sono riuscito a trovarne di nuovi o migliori di quelli dettati dal buon senso e dalla voglia di sopravviere stando lontano dai guai. Riassumendoli sono:

  • Evitateli come la peste
  • Se non potete evitare loro evitate il conflitto
  • In caso di conflitto aggrappatevi alle piccole cose e cercate di “stare a galla”
  • Appena potete formate un gruppo carbonaro coeso contro lo stronzo e sfogate la vostra frustrazione col gruppo
  • Andatevene appena possibile.

Tutto qui?

Scusate ma davvero non basta… Se da una parte incita i livelli alti a evitare di tirarsi a bordo uno stronzo, dimostrando quanto faccia male al gruppo/azienda, dall’altra non da nessunissima possibilità a chi sta “sotto” di cavarsela… se non resistere ed andarsene. Bella roba!!

Vorrei di più. Molto di più.

Vorrei far ritorcere la stronzaggine contro lo stronzo stesso, vorrei fargli fare delle figure incredibili, vorrei metterlo a gambe all’ari, farlo fallire, fregarlo su tutta la linea… Rendergli pan per focaccia insomma. Non sono molto convinto della giustizia divina o untraterrena, preferisco prendermi cura direttamente delle cose.

Insomma: un buon inizio ed un buono spunto, ma manca la parte interessante.

Il Metodo Antistronzi

Il metodo antistronzi, big banner
E finalmente è arrivato.

Dopo tutte le versioni edulcorate, dopo tutti i modi di dire da “gnurd-economy“, dopo le “opportunità” la “competitività”, la “flessibilità”, la “fidelizzazione” e gli altri assurdi deliri dietro cui (non sempre ma…) la maggior parte delle volte si nasconde la mancanza di idee, di competenza, di dedizione, di reale interesse e anche di sensibilità. Dopo tutto questo finalmente Robert I. Sutton scrive a chiare lettere che:

- il mondo del lavoro è pieno di stronzi

- gli stronzi fanno male a tutti i livelli: salute, carriera, produttività e tantissimi soldi

- gli stronzi si possono riconoscere (forti con i deboli, deboli con i forti)

- gli stronzi si possono e si devono mettere alla berlina e alla porta

Speriamo. Certo… molti si erano già accorti di sta cosa solo che, chissà perche, serve sempre un prof americano con un bestseller per mettere nero su bianco le cose e far si che tutti se ne rendano conto.

Vivamente consigliato. Almeno per non sentirsi soli… ;-) Due link da condividere:

http://www.elliotedizioni.com/catalog/title/title_card.php?title_id=13

http://metodoantistronzi.splinder.com/

Backup

backupTempo favedevo un seral TV, molto “teen”, molto leggero, il sottofondo giusto per una serata di lavoro al PC che ti tiene l’orecchi allenato con l’inglese:Veronica Mars. La storia è raccontato in modo leggero, anche se gli argomenti sono pesanti e la detective (in gonnella e anfibi) story si fa guardare con piacere.

Tra i tanti personaggi più o meno in vista, tra buoni e cattivi, amici e fidanzati, soci compari e comparse, ce n’è uno che ho scoperto con piacere: Backup, il cane, un pitbull. Non lo si vede mai, parla ancora meno (e ci mancherebbe) ma svolge un ruolo fondamentale. Le volte che la biondina se ne va in giro sapendo di poter finire nei pasticci grossi, si porta dietro la belva, che non a caso si chiama “Backup” dato che al di fuori della babelica cerchia degli informatici vuole dire anche “sostegno, supporto, rinforzo”.

Backup se ne sta buono buono, li di fianco, non emette un fiato, aspetta… aspetta… tutto il tempo dell’appostamento, fino all’arrivo del cattivo. Il 90% della caccia è attesa… che puo risolversi in un nulla di fatto, ma questo non importa. L’importante è che è li per svolgere il suo compito. Poi magari il compito non arriva, ma se arriva lui è li. Allora all’inizio ringhia, così baritonalmente che una Harley Davidson si vergognerebbe del suo rumore caratteristico, e se non basta al momento buono, o brutto… azzanna (è li per quello no?).

Da ieri sera quel cane è il mio idolo.

senza scuse… ne alternative

Vacanze finite, milano vuota, forma da recuperare. E sopratutto… solo.

Nasce così l’esigenza di trovare qualcosa con cui riempire le serate, la testa e altre cose nei dintorni. La soluzione deve permettermi di occupare del tempo, magari in modo utile e profittevole, che stanchi in modo da aiutare il sonno, che sia abbastanza ZEN da indurre alle riflessioni utili, che non celerebri come il mostro televisivo, non faccia mettere la pancia come la birretta sul divano della morte ma che anzi aiuti a farla calare e prepari per il grande ritorno di settembre…

Ergo… Correre…

Scarpette: pronte! Mitiche Kalenji della Decathlon prese ai tempi del parkour fanno ancora il loro dovere degnamente.

MP3: pronto! piccolo ed ormai (mamma mia!) obsoleto Creative Zen Nano Plus da 1GB, più che sufficiente a contenere tutte le tracce per la colonna sonora della sudata, e altre note di sollievo con la voce di chi vorrei accanto.

Percorso: pianificato! Il fantastico giro del monte stella, 2Km ed uno sputo da fare dalle 3 alle 4 volte… se arrivo a tirare 5 giri in un ora sono orgoglione di me!

Ed ora… via….

tap, tap, tap, tap, tap, tap, tap, tap, tap, tap, tap, tap,tap, tap, tap…….

Partecipare

Perche in fondo, non ostante la delusione e le mille dimostrazioni credo ancora che si possa cambiare qualcosa

Perche lo voglio gridare anche io, perche anche io sono stufo

Perche sarà anche una gocciolina nel mare, ma di certo lasciar perdere non migliorerà le cose


Iscriviti al Vaffanculo Day

Organizzarsi

“One of these days I gotta get myself organazized!” diceva Travis/Robert De Niro in Taxi Driver.

Anche io mi son sempre detto che devo farlo: usare l’agenda, google-calendar, un palmare… QUALCOSA !! ma non l’ho mai fatto

Due link veloci per chi vuole fare un tentativo come me, che sono anche un elogio all’ingegno e all’iniziativa personale e al fai-da-te. Ecco come farsi un pratico “foglietto da tasca” o addirittura un’intera agenda o organizer da soli:

http://www.pocketmod.com/ (il genio si vede nelle piccole cose)
http://www.diyplanner.com

Opportunità sul lavoro

Gli anni ‘80 partorirono gli Yuppies (dio come mi spaventa e fa vecchio che i pochi giovanissimi che per sbaglio passeranno di qui non sappiano cosa sia uno yuppie ). La loro era una filosofia rampante ed arrivista fatta anche di parecchia auto-motivazione e di un particolare utilizzo “laterale” del linguaggio e del modo di veder/dipingere le cose nel modo più conveniente.

Successivamente negli anni ‘90, sull’onda della promessa non mantenuta della new-economy, hanno ripreso parte di quella filosofia, farcendola di neologismi e di tantisima apparenza e poca sostanza. Anche in questo caso quell’apparenza si concretizzava anche in un nuovo linguaggio fatto di ridicoli quanto improbabili neologismi techno-informatico-anglo-moderni, buoni solo per fare il famosissimo quanto vero (purtroppo) “bingo delle cazzate” . Un’eredità pesante.

In questi giorni sono stato colpito dai tentativi di “indorare la pillola”, chiamando le cose con un nome diverso, ma che poi, nella sostanza, sono completamente l’opposto di ciò per cui sono presentate.

Opportunità, nella lingua italiana e nel comune sentire ed intendere, è sinomimo di possibilità e di occasione. Ne consegue che, quando qualcuno vi dice che vi sta dando un’opportunità, di solito dovreste esser felici, vuol dire che, forse, ci potrebbe essere qualcosa di buono dietro l’angolo che vi aspetta (se ve lo meritate, ovvio) e che le vostre condizioni, a seconda di come ve la sarete giocata, potrebbero essere migliori o uguali alle attuali. Inoltre, dato quella tal cosa si può fare, non è detto che si debba fare, magari uno ci pensa su e dice “no, grazie”.

Opportunità, nella lingua cinese, viene scritto con lo stesso ideogramma che si usa per “rischio”. Sono la stessa parola e, in fondo, lo stesso concetto: da una situazine in divenire su cui possiamo almeno parzialmente essere parte attiva e decire qualcosina, potremmo trarre dei benefici o smenarci qualcosa. I cinesi parlano per concetti, non per parole (questa non prendetela alla lettera e concedetemi questa approssimazione) e sono abituati al concetto di “mutazione” , dall’ I-Ching, e al fatto che una cosa ed il suo contrario non sono poi così tanto differenti.

Opportunità, nel mondo del lavoro, vuol grossomodo dire “sola” o “vasellina”. Può capitare di sentirsi dire “Ci (ma soprattutto “ti” e “vi”) è stata data l’opportunità di svolgere quel compito incasinato, imprevisto, in tempi ristretti, con esiti assolutamente incerti”. Questo in italiano si traduce con: “C’è un lavoro da fare che è una sola. Non hai, come sembra, la possibilità di scegliere, devi farlo e basta, ma te la metto giù come se potessi, così tutti saremo più contenti perchè sarai tu a dirmi di si. Non è che necessariamente ci ricaverai qualcosa di buono per te se va bene, ma di certo saranno cazzi tuoi se va male. E se va male non potrai appellarti al fatto che era una sola, perche io ti ho dato l’opportunità e sei stato tu che hai hai detto si. Dimenticavo… ti sto dando un’opportunità: sorridi”.

L’italiano è una bella lingua perché è completa. Usiamola nel modo giusto. Chiamate le vostre opportunità col loro vero nome, avrò più rispetto di una persona sincera. Rispettate almeno la mia intelligenza se non il mio lavoro. Le opportunità sono un’altra cosa.

Kawabunga!

… dicevano “The Teenage Mutant Ninja Turtles”. E dicevano bene.

Ora… ci sono poche cose a cui davvero non so dire di no.

Al primo posto c’è la mia donna. Subito dopo c’è “fare una gran bella cavolata epica e farla bene”. La nutella è molto ma molto più giù nella classifica.

Ecco una prova della voce al secondo posto

Le prove per la voce al primissimo posto, mi spiace per voi, ma sono tutte riservate…. ;-)

PS: Si, oggi era una giornata pesante in ufficio, ci voleva qualcosa per stemperare un po’…

… e il senso della vita.

Per te: scusa, lo so che è folle, ma mi era venuta troppo bene per perdersela via…

Alla fine ho capito (quasi) tutto. E’ stato illuminante perche, come al solito, ce l’avevo sotto gli occhi da mesi e non mi ero ancora accorto di nulla… fino a domenica. Perche l’illuminazione arriva così, senza che te lo aspetti, senza che la cerchi, quando non sei pronto.

Riflettendo sulla mia situazione attuale e su quella passata che mi ha portato fino a qui, ho preso davvero coscenza di me, di quello che sto vivendo, di come quello che ho vissuto fin’ora non sia stato altro che un percorso il cui unico vero scopo era arrivare fino a qui. Ora. Il senso di tutto era arrivare a quel momento. E il momento è stato epico, poetico, commovente e liberatorio al tempo stesso.

Stavo solo vagando, perso, senza meta, solo, in un deserto di roccia pietra e sassi pieno di polvere e sterpi secchi sotto un cielo nuvolo e coperto di grigio. Spento, incosapevole, grezzo e nudo come un primate in attesa di evolvere alla forma umana me ne stavo seduto accovacciato a contemplare il niente senza rendermi conto della mia condizione, contemplando lo scorrere ripetitivo del tempo. Poi d’un tratto, alzando lo sguardo vedo le nubi separarsi, si affaccia Dio e con lo sguardo mi dice qualcosa che non posso capire, ma scorgo un sorrisino beffardo di quello che ne sa di più di te… Con la sua stessa mano scaglia sulla terra un fulmine a pochi metri da me, e nel momento in cui esplode a terra la saetta diventa uno stendardo alto ed imponente con un trappeggio bianco decorato. Sui simboli di quello stendardo, pur senza saperli leggere, ricevo il dono della Conoscenza e mi si rivelano Le Risposte dei Due Grandi Quesiti:

Il Senso della Vita e perche le fette biscottate cadano sempre dal lato imburrato.

E mi sono elevato all’immenso, L’Illuminazione. E la mia condizione non fu mai più la stessa. Ora… lo stupore e la meraviglia furono troppo per me, svenni e… mi sono dimenticato le risposte!! Ma ora so che esistono, giuro!! E questo mi basta, non mi serve più conoscerle…

Ed è da allora che quando ti guardo negli occhi so esattamente perche non mi sono mai più posto quelle domande… e non ho mai più avuto bisogno di quelle risposte.

Il senso della ciambella

Senza avere alcuna pretesa Zen… Covavo questo pensiero da un po’ ed ovviamente ora, dopo il weekend appena trascorso, salta fuori prepotente a farsi sentire, accusare.

Spesso ci si aspetta di essere definiti, valutati, considerati in qualsiasi modo per quello che si “è”, o si “ha”, per una proprità aggiuntiva che ci distingue dal resto del mondo perche noi quella cosa ce l’abbiamo, gli altri no. Ma si può anche sentirsi definiti da quello che non hai, da qualcosa che ti manca.

Così come la ciambella senza il buco non sarebbe più una ciambella ma un biscotto, o un vaso o una tazza senza il vuoto al loro interno non avrebbero più quello stesso senso o una chitarra senza il vuoto della cassa armonica non suonerebbe mai…

Ora quello che i definisce è la mancanza che sento, che mi da conferme, certezze e speranze. Sono il buco della ciambella: vuoto, ma con tutto il buono intorno

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